Perché l’educazione alla nascita non è un “corso per imparare a partorire”, ma un intervento di promozione della salute. E perché coinvolgere la coppia può fare la differenza.
Quando una coppia scopre di aspettare un bambino, le domande arrivano quasi sempre prima delle risposte: Come sarà il parto? Saprò riconoscere il travaglio? E se qualcosa non andasse come previsto? Come potrò aiutare la mia compagna? Saremo capaci di prenderci cura di nostro figlio?
Sono domande normali. Anzi, sono domande importanti.
La gravidanza, infatti, non è soltanto un processo biologico che conduce alla nascita di un bambino. È una transizione profonda nella vita della persona e della coppia, nella quale cambiano il corpo, le emozioni, le relazioni, le responsabilità e l'immagine che ciascuno ha di sé.
È proprio in questo spazio che si collocano i corsi di accompagnamento alla nascita (CAN): percorsi educativi e assistenziali pensati per fornire conoscenze, strumenti e occasioni di confronto durante la gravidanza, in preparazione al parto e ai primi mesi di vita del bambino.
La loro importanza è oggi riconosciuta all'interno di una visione moderna dell'assistenza alla gravidanza, che non si limita a controllare che madre e feto stiano bene, ma considera altrettanto importante la qualità dell'esperienza della gravidanza, del parto e del periodo successivo alla nascita. È questa, in sostanza, la prospettiva della World Health Organization, che parla esplicitamente di positive pregnancy experience: un'esperienza nella quale sicurezza clinica, comunicazione, rispetto, partecipazione alle decisioni e sostegno alla persona devono procedere insieme. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Non è una scuola per “imparare a partorire”
Uno dei principali equivoci riguarda proprio il significato della parola preparazione.
Prepararsi alla nascita non significa imparare una sequenza di comportamenti da eseguire durante il travaglio, come se il parto fosse un esame da superare. Non esiste una tecnica che possa garantire un determinato tipo di parto, né un modo “giusto” di vivere la nascita.
Un buon corso dovrebbe piuttosto aiutare la futura madre e chi la accompagnerà a comprendere ciò che può accadere, riconoscere le diverse possibilità assistenziali, conoscere le modalità di gestione del dolore, sapere quando chiedere aiuto e, soprattutto, partecipare consapevolmente alle decisioni.
La linea guida NICE sull'assistenza in gravidanza raccomanda infatti di offrire informazioni chiare, individualizzate, basate sulle evidenze e orientate alla shared decision making, cioè alla partecipazione della persona alle decisioni sulla propria assistenza. Per le donne alla prima gravidanza, NICE raccomanda inoltre corsi che comprendano la preparazione al travaglio e al parto, il sostegno reciproco durante la gravidanza e dopo la nascita, la cura del neonato, il legame genitore-bambino e l'alimentazione del bambino. (Nice)
NICE inoltre sottolinea che le preferenze della persona riguardo al parto dovrebbero essere discusse precocemente, ricordando però un principio fondamentale: una scelta può essere modificata in qualsiasi momento, anche durante il travaglio, qualora cambino le circostanze o la persona cambi idea. (Nice)
Questo è un punto educativo essenziale. Conoscere non significa controllare tutto. Significa essere maggiormente preparati ad affrontare anche ciò che non avevamo programmato.
Il vero obiettivo: trasformare l'informazione in competenza
Un corso efficace non dovrebbe essere una semplice successione di lezioni frontali.
Dire a una futura madre che durante il travaglio può utilizzare movimento, respirazione, posizioni, acqua, massaggio o analgesia farmacologica è certamente utile. Ma la vera competenza nasce quando queste informazioni vengono comprese, discusse e, quando possibile, sperimentate.
Lo stesso vale per la gestione dei primi giorni con il neonato.
Che cosa significa tenere in braccio un neonato? Come si può favorire il contatto? Come si può sostenere l'allattamento, qualora la madre scelga di allattare? Come riconoscere alcuni segnali di benessere o di possibile difficoltà? Come organizzare il sonno e la quotidianità? Quando è opportuno chiedere aiuto?
Sono conoscenze che possono ridurre l'incertezza e aumentare la capacità dei genitori di affrontare i primi giorni.
È importante, tuttavia, essere rigorosi nell'interpretare le evidenze scientifiche. Una revisione Cochrane dedicata all'educazione prenatale ha evidenziato che gli studi disponibili sui corsi sono molto eterogenei e che, soprattutto per i programmi educativi generali, le prove di efficacia sono meno solide di quanto si potrebbe immaginare. In altre parole, non possiamo affermare che qualunque corso di accompagnamento alla nascita produca automaticamente determinati esiti clinici. (Cochrane)
Questo non significa che i corsi siano inutili. Significa, al contrario, che dobbiamo essere esigenti sulla loro qualità.
Un corso dovrebbe essere aggiornato, condotto da professionisti competenti, basato sulle migliori prove disponibili, rispettoso delle scelte individuali e capace di integrare aspetti clinici, psicologici, relazionali e sociali.
Perché il percorso di coppia è particolarmente importante
La gravidanza avviene nel corpo della donna, ma la nascita di un bambino coinvolge molto spesso una coppia e una rete familiare.
Per questo considero particolarmente preziosi i percorsi dedicati alla coppia.
La partecipazione del partner non dovrebbe essere intesa come una semplice presenza fisica accanto alla donna. Il partner può diventare una risorsa concreta, a condizione che venga messo nelle condizioni di sapere come sostenere, e non semplicemente di “esserci”.
La stessa NICE raccomanda di coinvolgere il partner secondo i desideri della donna e di offrire informazioni che riguardino anche il modo in cui la donna e il partner possono sostenersi reciprocamente. La linea guida riconosce inoltre che il partner è spesso a sua volta un futuro genitore e che il suo coinvolgimento può favorire informazione e sostegno. (Nice)
Questa precisazione è importante: il partner non è un accompagnatore di serie B e non è neppure il paziente principale. È una persona coinvolta nella transizione alla genitorialità, con bisogni propri e con una potenziale funzione di sostegno nei confronti della madre e del bambino.
Un percorso di coppia ben progettato può quindi affrontare temi come:
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le aspettative reciproche sul parto;
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la paura e l'incertezza;
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le modalità con cui il partner può offrire sostegno durante il travaglio;
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le decisioni relative all'assistenza e al sollievo dal dolore;
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i cambiamenti nella relazione di coppia;
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la divisione delle responsabilità dopo la nascita;
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l'organizzazione della vita quotidiana;
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la cura e l'accudimento del neonato;
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l'alimentazione del bambino;
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il riconoscimento dei segnali che richiedono l'intervento dei professionisti.
Ma c'è un ulteriore elemento, forse ancora più importante: parlare prima di ciò che potrebbe accadere permette alla coppia di costruire un linguaggio comune.
E questo linguaggio può diventare molto prezioso quando la situazione diventa emotivamente intensa.
Il partner può essere una risorsa durante il travaglio
Durante il parto, la persona che accompagna la donna può avere un ruolo concreto: aiutare a mantenere un ambiente tranquillo, ricordare tecniche di respirazione o posizioni sperimentate durante il corso, offrire contatto fisico se gradito, incoraggiare il movimento, facilitare la comunicazione con l'équipe e soprattutto offrire presenza e rassicurazione.
Non si tratta di sostituire l'ostetrica o il medico. Al contrario, il ruolo del partner è diverso e complementare a quello dei professionisti.
Le evidenze sulla continuità del supporto durante il travaglio sono particolarmente interessanti. Una revisione Cochrane che ha incluso 27 studi e oltre 15.000 donne ha rilevato che il supporto continuo è associato a una maggiore probabilità di parto vaginale spontaneo, a una minore probabilità di taglio cesareo e parto operativo e a una migliore valutazione dell'esperienza del parto; non sono emersi danni associati al supporto continuo. La qualità delle evidenze per diversi esiti è stata però giudicata bassa, per cui questi risultati devono essere interpretati con prudenza. (Cochrane)
È importante non fare un salto logico: questi dati riguardano il supporto continuo durante il travaglio, non dimostrano che frequentare un corso di coppia determini una riduzione dei cesarei.
Dimostrano però qualcosa di molto significativo: la presenza di una persona adeguatamente preparata e capace di offrire sostegno ha un valore assistenziale reale.
E un corso di coppia può contribuire a preparare proprio questa competenza.
Dal “partner del parto” al genitore
C'è poi un'altra ragione per cui ritengo fondamentale il coinvolgimento della coppia: il parto dura ore; la genitorialità dura tutta la vita.
Se concentriamo l'educazione prenatale esclusivamente sul momento della nascita, rischiamo di preparare molto bene la coppia a un evento che rappresenta soltanto l'inizio.
Il passaggio alla genitorialità richiede invece una preparazione più ampia.
Dopo il parto possono emergere stanchezza, modificazioni dell'intimità, difficoltà organizzative, cambiamenti nei ruoli, nuove responsabilità e talvolta un senso di inadeguatezza. Il partner può diventare una fonte importante di sostegno oppure, se impreparato, può sentirsi escluso e trasformarsi involontariamente in un ulteriore elemento di difficoltà.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle raccomandazioni per un'esperienza postnatale positiva, considera esplicitamente donne, neonati, partner, genitori, caregiver e famiglie come destinatari di informazione, rassicurazione e sostegno. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Anche NICE sottolinea il ruolo del partner nel sostegno all'alimentazione del bambino e nella relazione con il neonato. (Nice)
Il messaggio è dunque semplice: coinvolgere il partner durante la gravidanza significa anche prepararlo alla genitorialità.
Come riconoscere un buon corso di accompagnamento alla nascita?
Per una futura mamma o per una coppia, la domanda non dovrebbe essere soltanto: “Quanto costa il corso?” oppure “Quante lezioni sono?”
Sarebbe più utile chiedersi:
Il corso è condotto da professionisti qualificati?
Le informazioni sono aggiornate e coerenti con le linee guida nazionali e internazionali?
Si parla anche di ciò che può andare diversamente dal previsto?
Un buon corso non promette un parto ideale: prepara anche a possibili interventi, induzione, analgesia, parto operativo o cesareo quando clinicamente indicati.
Viene rispettata la libertà di scelta?
L'obiettivo non dovrebbe essere convincere le donne a partorire in un determinato modo, ma fornire gli strumenti per comprendere le alternative e prendere decisioni informate.
Il partner è realmente coinvolto?
Non dovrebbe essere relegato al ruolo di spettatore, ma ricevere strumenti concreti per sostenere la donna e prepararsi alla propria transizione alla genitorialità.
Si parla anche del dopo?
Puerperio, allattamento o alimentazione del neonato, sonno, cura del bambino, relazione di coppia, sessualità, salute mentale e organizzazione familiare sono parte integrante della nascita.
Il corso lascia spazio alle domande?
L'educazione sanitaria efficace non consiste soltanto nel trasferire informazioni. Significa anche creare uno spazio nel quale paure, dubbi e aspettative possano essere espressi senza giudizio.
Una conclusione che riguarda tutti
Come Ostetrico e Professore Universitario, ritengo che il valore più grande di un corso di accompagnamento alla nascita non sia insegnare alla donna come partorire.
È aiutarla a non sentirsi sola davanti a ciò che accadrà.
E, quando esiste una coppia, significa aiutare due persone a passare dall'attesa di un bambino alla costruzione di una nuova identità familiare.
Il parto è un evento fisiologico, ma è anche un'esperienza profondamente personale. Può essere semplice o complesso, rapido o lungo, vaginale o chirurgico. Nessun corso può prevederlo con certezza e nessun genitore dovrebbe essere giudicato sulla base di come è avvenuta la nascita.
Possiamo però fare qualcosa di molto concreto: offrire conoscenze affidabili, costruire competenze, favorire il dialogo e mettere le persone nelle condizioni di partecipare alle decisioni.
Per questo i migliori percorsi di accompagnamento alla nascita non preparano soltanto al parto.
Preparano alla possibilità di affrontare insieme, con maggiore consapevolezza e meno paura, l'inizio di una nuova fase della vita.
E forse è proprio questo il significato più autentico della parola accompagnamento.
Fonti essenziali per approfondire
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World Health Organization (WHO). WHO recommendations on antenatal care for a positive pregnancy experience. Geneva: World Health Organization; 2016. ISBN 978-92-4-154991-2.
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World Health Organization (WHO). WHO recommendations: intrapartum care for a positive childbirth experience. Geneva: World Health Organization; 2018.
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World Health Organization (WHO). WHO recommendations on maternal and newborn care for a positive postnatal experience. Geneva: World Health Organization; 2022. ISBN 978-92-4-004598-9.
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National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Antenatal care (NG201). London: NICE; 2021. Updated December 2025.
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National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Intrapartum care (NG235). London: NICE; 2023. Updated June 2026.
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Bohren MA, Hofmeyr GJ, Sakala C, Fukuzawa RK, Cuthbert A. Continuous support for women during childbirth. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2017;7:CD003766. doi:10.1002/14651858.CD003766.pub6.
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Gagnon AJ, Sandall J. Individual or group antenatal education for childbirth or parenthood, or both. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2007;3:CD002869. doi:10.1002/14651858.CD002869.pub2.
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Istituto Superiore di Sanità – Sistema Nazionale Linee Guida (ISS-SNLG). Gravidanza fisiologica. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2023–2026. Aggiornamento articolato in tre parti.
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Istituto Superiore di Sanità – Epicentro. Percorso nascita – Archivio 2025. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2025.
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